Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/397

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LIBRO TERZO 387

tissima fortuna di mare vi disperse le navi, e tanto più dì leggieri in quanto che il lido va privo affatto di porti, laonde s’ebbe a perdere assai tempo. Ragunatisi poscia a Crotone di là navigarono a golfo lanciato a Ruscia. I barbari non appena aocchiatili corrono , saliti in arcione , alla piaggia volendo impedirne il calare a terra. Giuntivi re Totila con lunga ordinanza atelò di contro alle venienti prore suoi militi armati parte di aste e parte di tesi archi. I Romani sgomentati da questo apparato , né osando farsi oltre , tennersi qualche tempo sulle àncore; perduta quindi ogni speranza di pigliar terra diedero tutti di volta afferrando novamente a Crotone, ed avutovi consiglio statuirono che Belisario calcasse la via di Roma per ordinarvi del suo meglio le cose e rinfrescarla di fodero; Giovanni con Valeriano poi, fatti sbarcare intrattanto uomini e cavalli, s’avvierebbero nel Piceno per molestarne gli assediatori dei guardinghi; sì operando speravano che Totila ritrarrebbesi dall’assedio. Giovanni colle sue truppe, mille di numero, compié gli ordini avuti : ma Valeriano impauritosi del pericolo e trasportato coll’armata di mare intorno al seno Ionico, veleggiò per filo ad Ancona, estimando più sicuro da quivi il tragitto nel Piceno per unire sue truppe a quelle del collega. Totila fermo nel proseguire l’assedio mandò colà due mila scelti cavalieri, acciocché insiememente co’ barbari ivi a dimora impedissero gl’imperiali dal penetrarvi.

III. Gli assediati nel castello Rusciano caduti da ogni speranza di ricevere annona ed aiuti romani spe-