Pagina:Opere di Procopio di Cesarea, Tomo III.djvu/446

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436 GUERRE GOTTICHE

tragittarlo, venendo lor meno ogni mezzo di superarne la impetuosa corrente; fa quindi mestieri inoltrarsi gran tratto nel Ponto, e toccatone quasi il centro, prendere da quivi le mosse, lasciato da banda il fiume, verso la divisata meta; basti del Boa.

II. A Rizéo unisconsi i confini di genti libere situate di mezzo intra’ Romani e Lazj. Quivi è il vico Atene così nominato non già, come taluni vorrebbero, dalla dimora d’una colonia ateniese, ma dall’avere obbedito quel suolo in epoca remota a femmina chiamata Atenea, il cui sepolcro havvi tuttora. Dopo di esso trovi altro vico, Arcabi. Absaro è vetusta città distante quasi tre giornate di cammino da Rizéo; in più lontani tempi erane il nome Absirto, derivatole da personaggio ivi crudelmente ucciso; imperciocchè narrano i terrazzani che per le insidie di Medea e di Giasone v'avesse morte Absirto, dal quale poscia la città venne chiamata. Nè v’è a dubiare che ivi egli mancasse ai vivi; ma i moltissimi anni corsi dalla uccisione di lui rafforzati da innumerabili umane generazioni, distrussero il primo ordine di cose da cui originava tal nome sostituendovi quello che ora l’è prooprio; a conferma poi dell’esposto vedesi ancora da Oriente il sepolcro d’Absirto. In antico ella ebbe copia di abitatori, altissima cinta di muro, teatro, circo, ed altri ornamenti proprii ad attestarci la grandezza d’una città; ora nulla più vi rimane, salvo pochi vestigj di rovesciati edifizj.

III. Ognuno adunque potrà farsi le maraviglie di coloro che affermano essere i Colchi a frontiera co’ Trapezuntii. Imperciocchè se le cose stessero di questa guisa