Pagina:Opere di Raimondo Montecuccoli (1821).djvu/32

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
12

ridotti a miserabile stato e luttuoso, furono a Raimondo confidati, a quell’unico forse tra gli uomini che fosse capace di riordinarli: le prime imprese ch’ei fece, non ismentirono l’opinione che si era divulgata di lui17. Gli Svedesi rotti in battaglia, frenati nella Franconia, nella Silesia e nella Moravia, esclusi da tanti luoghi forti, donde signoreggiavano l’Alemagna, conobbero che l’arte loro era da miglior arte combattuta. Invano a’ Francesi congiunti agli Svedesi riuscì di valicare il Reno e il Danubio, rompere l’Holtzapel in fiera giornata e sanguinosa, e ridurre le speranze e le difese degli Austriaci alle reliquie di un esercito fuggitivo. L’esercito fuggitivo implorò il genio di Raimondo, e il valore e la scienza sua tennero vece delle schiere, che mancavano alla necessità. Ella intratteneva l’inimico di que’ lievi combattimenti che preservano il campo da’ grandi ed universali; riparava a’ luoghi angusti e difficili, i quali, senza moltiplicar l’arme, moltiplicano la forza e la difesa; riduceva in salvo le fanterie di continuo insidiate, e le ricoverava, dove, potendo non molestate aspettare i rinforzi, le cose nella primitiva loro integrità si restituissero.

L’ozio che si godè per la pace, non fu riposo a colui, cui niuno istante di tempo correva vuoto ed inutile, e di alcuna sua particolar lode non illustrato18. Vago di nuova erudizione, ei la procacciò dai viaggi, i quali sono appunto scuola feconda di utili ammaestramenti, ed efficacissima a procacciare quella pratica conoscenza degli uomini, dalla quale