Pagina:Opere scelte di Ugo Foscolo I.djvu/103

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e di stile, e fu padre della turba clamorosa implacabile de’grammatici, intenti sempre ad angariare gli scrittori obbedienti e a scomunicare i magnanimi. Insegnò antitesi a chi non avea nervi e spiriti nel pensiero1; luoghi comuni a chi non sapea le materie2; descrizioni ed amplificazioni a chiunque mancava di fantasia pronta e pittrice; lenocinio di declamazione a chi non avea dignità di aspetto e di voce; lascivia di idioma a chi cercava le grazie; superstizioni per le regole inanimate a chi non ha senno da considerarne calde e parlanti nei sommi scrittori; l’arte insomma, che nel petto de’letterati fa sottentrare all’emulazione l’invidia, all’ardore di fama la vanità degli applausi, all’esempio l’imitazione, al sapere l’erudizione, l’arte, o giovani, che moltiplica i precettori, che nella prima educazione snerva le fibre de’più forti

  1. Ecco un passo di Gorgia recato da Plutarco, e da noi tradotto letteralmente. «La tragedia è un inganno nel quale colui che inganna, diviene più giusto del non ingannante, e l’ingannato più saggio del non ingannato». Vedi l’opuscolo De audiendis poetis
  2. Corace siracusano mandò primo in Grecia un libro rettorico tessuto su le fallacie dialettiche: vedi i Prolegomeni ad Ermogene presso i rettorici antichi; ed Aristotele, Ret. lib. II, cap, 24. Quindi Protagora, discepolo di Democrito scrisse il libro Dei luoghi comuni; Arist, ib. lib. I, cap. 2, e Cicerone, Topic.