Pagina:Opere scelte di Ugo Foscolo I.djvu/113

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cavano l’ingegno e le Muse, Tucidide, Demostene e Senofonte apparecchiavano esempi immortali d’elevata, di maschia e di affettuosa eloquenza. La storia di Plinio e i versi di Giovenale e di Persio insegnarono a’declamatori ed a’potei di Roma come le lettere giovino alle scienze, e consacrino gli adulatori ed i vizi all’infamia. Anzi Tacito impose sì fattamente rispetto a quei retori, che, non attentandosi di nominarlo, lasciarono scritto ne’loro libri: Che l’alto spirito e la verità perigliosa degli annali di un loro contemporaneo, benchè meritevoli della memoria de’ secoli non conseguirebbero imitatori1. Dai mezzi con che gli egregi letterati di tutte le età ottennero fama ed amore nel mondo, appare omai l’ufficio della letteratura; appare che la natura, creando alcuni ingegni alle lettere, li confida all’esperienza delle passioni all’inestinguibile desiderio del vero, allo studio dei sommi esemplari, all’amore della gloria, alla indipendenza della fortuna ed alla santa carità della patria. Qualunque manchi di queste proprietà negli uo-

loquenza debba magnificare le minime cose ed impiccolire le grandi; e procede esaltando i benemeriti degli Ateniesi. Vedi Longino, Del sublime cap. 38., che da quell’assioma desume il vituperio d’Atene.

  1. Quintilano, Istituz. lib. X, cap. 1.