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190 discorso storico

aveva già un suono storico, lo vedevano presentarsi alle porte di Roma, e chiedere mansueto l’entrata, stringere con affetto riverente e sincero 1 la mano del pontefice, e entrar con lui, accompagnato da’ giudici franchi e romani 2, dando con quegli abbracciamenti, con quella fiduciale confusion di persone una caparra e un principio di riposo a quelli che non potevano sperare di conquistarselo? Riposo senza gloria, dirà taluno. Senza gloria certamente; ma per chi mai v’era gloria in quel tempo? Per le diverse nazioni romane, vinte, possedute, disarmate, disciolte? O per i barbari? Se alcuno crede che il soggiogare uomini i quali non avevano il mezzo di resistere, che levar l’armi dalle mani che le lasciavano cadere, che il guerreggiare sonza un pretesto di difesa, l’opprimere senza pericolo, fosse gloria; non c’è nulla da dirgli. A ogni modo, a questa gloria i Romani non potevano aspirare: essi ottennero, per mezzo de’ papi, uno stato che li preservava dall’invasioni barbariche; e fu un benefizio segnalato.


CAPITOLO VI




SULLA CAGIONE DELLA FACILE CONQUISTA DI CARLO.


Delle cagioni immediate s’è parlato nelle Notizie storiche. Le principali però, quali sono il tradimento d’alcuni, gli sbandamenti, e le pronte sommissioni dei più, sono anch’esse effetti di più alte cagioni, che bisogna ricercare nello stato morale e politico, e nella disposizione del popolo che diede un tale spettacolo. Il Machiavelli, il quale fu forse il primo tra i moderni, che andasse a cercar cagioni lontane de’ grandi avvenimenti storici — metodo col quale s’arriva a di belle scoperte, quando si lavora sul vero, e a di belle chimere, quando, illusi dalla relazione che piace di trovare tra un fatto primario e gli avvenimenti posteriori, si trascura d’osservare a parte il carattere e l’origine di questi, per attaccarli a quello solo — il Machiavelli attribuì la rovina de’ Longobardi, nell’ottavo secolo, a una rivoluzione ch’essi fecero nel sesto. È noto che, ucciso Clefi (574), i Longobardi non elessero altro re, e per dieci anni furono governati da trenta o più duchi: «il qual consiglio,» dice il Machiavelli «fu cagione, che i Longobardi non occupassero mai tutta l’Italia.... perchè il non aver re li fece meno pronti alla guerra; e poichè rifeciono quello, diventarono, per essere stati liberi un tempo, meno ubbidienti e più atti alle discordie fra loro; la qual cosa prima ritardò la loro vittoria, di poi in ultimo li cacciò d’Italia 3.» Lasciando anche da una parte, che appunto nell’interregno i Longobardi conquistarono una gran parte d’Italia 4, la cagione, questa volta, è un po’ troppo remota, per ciò che



  1. Quando fu annunziata a Carlo la morte di Adriano papa, ch’egli aveva in conto di singolare amico, pianse, come se avesse perduto un fratello, o un figliuolo carissimo. Egin. in Vit. Kar. 19.
  2. Anast. pag. 185 e segg.
  3. Ist. Fior. Lib. I.
  4. Paul. Diac. Lib. II, cap. 32.