Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/38

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32 adelchi

Tenni il campo in Ginevra; al voler mio
Ogni voler piegò; Francia non ebbe
Più che un affar; tutta si mosse; al varco
D’Italia s’affacciò volenterosa,
Come al racquisto di sue terre andria.
Ora, a che siam tu il vedi: il varco è chiuso.
Oh! se frapposti tra il conquisto e i Franchi
Fosser uomini sol, questa parola
Il re de’ Franchi proferir potrebbe:
Chiusa è la via? Natura al mio nemico
Il campo preparò, gli abissi intorno
Gli scavò per fossati; e questi monti,
Che il Signor fabbricò, son le sue torri
E i battifredi: ogni più picciol varco
Chiuso è di mura, onde insultare ai mille
Potrieno i dieci, ed ai guerrier le donne.
- Già troppo, in opra ove il valor non basta,
Di valenti io perdei: troppo, fidando
Nel suo vantaggio, il fiero Adelchi ha tinta
Di Franco sangue la sua spada. Ardito
Come un leon presso la tana, ei piomba,
Percote, e fugge. Oh ciel! più volte io stesso,
Nell’alta notte visitando il campo,
Fermo presso le tende, udii quel nome
Con terror proferito. I Franchi miei
Ad una scola di terror più a lungo
Io non terrò. S’io del nemico a fronte
Venir poteva in campo aperto, oh! breve
Era questa tenzon, certa l’impresa....
Fin troppo certa per la gloria. E Svarto,
Un guerrier senza nome, un fuggitivo,
L’avria con me divisa; ei che già vinti
Mi rassegnò tanti nemici. Un giorno,
Men che un giorno bastava: Iddio mel niega.
Non se ne parli più.

                        pietro.
                            Re, all’umil servo
Di Colui che t’elesse, e pose il regno
Nella tua casa, non vorrai tu i preghi
Anco inibir. Pensa a che man tu lasci
Quel che padre tu nomi. Il suo nemico
Già provocato a guerra avevi, in armi
Già tu scendevi, e ancor di rabbia insano,
Più che di tema, il crudo veglio al santo
Pastor mandava ad intimar, che ai Franchi
Desse altri re: - tu li conosci. - Ei tale
Mandò risposta a quel tiranno: immota
Sia questa man per sempre; inaridisca