Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/605

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DELL’UNITÀ DELLA LINGUA


E


DEI MEZZI DI DIFFONDERLA




RELAZIONE AL MINISTRO DELLA PUBBLICA ISTRUZIONE


proposta da alessandro manzoni

agli amici colleghi bonghi e carcano, ed accettata da loro




I sottoscritti onorati dall’Ill.mo signor Ministro della Pubblica Istruzione dell’incarico — di proporre tutti i provvedimenti e i modi coi quali si possa aiutare e rendere più universale in tutti gli ordini del popolo la notizia della buona lingua e della buona pronunzia, — trovano necessario di premettere alcune considerazioni alla proposta con cui si studieranno di rispondere all’importante invito.

Una nazione dove siano in vigore vari idiomi e la quale aspiri ad avere una lingua in comune, trova naturalmente in questa varietà un primo e potente ostacolo al suo intento.

In astratto, il modo di superare un tale ostacolo è ovvio ed evidente sostituire a que’ diversi mezzi di comunicazione d’idee un mezzo unico, il quale, sottentrando a fare nelle singole parti della nazione l’ufizio essenziale che fanno i particolari linguaggi, possa anche soddisfare il bisogno, non così essenziale, senza dubbio, ma rilevantissimo, d’intendersi gli uomini dell’intera nazione tra di loro, il più pienamente e uniformemente che sia possibile.

Ma in Italia, a ottenere un tale intento, s’incontra questa tanto singolare quanto dolorosa difficoltà, che il mezzo stesso è in questione; e mentre ci troviamo d’accordo nel voler questa lingua, quale poi essa sia, o possa, o deva essere, se ne disputa da cinquecento anni.

Una tale, si direbbe quasi, perpetuità di tentativi inutili potrebbe, a prima vista, far credere che la ricerca stessa sia da mettersi, una volta per sempre, nella gran classe di quelle che non hanno riuscita, perchè il loro intento è immaginario, e il mezzo che si cerca non vive che nei desidèri.

Lontani per sè da un tale scoraggimento, e animati dall’autorevole e patriottico invito del sig. Ministro, i sottoscritti non esitano a esprimere la loro persuasione, che il mezzo c’era, come c’è ancora; che il non avere