Se a la Cortina delfica Il vel non tenta de le sorti oscure? Quale è il nocchier che sciolga al vento i lini 56Pria di far sacrificio ai Dei marini?
Voi, se Fortuna a noi concede il crine O volge il calvo, amabile E perenne argomento ai canti nostri. 60Così le greche genti e le latine Voi regnator cantavano E degli olimpi e dei tartarei chiostri. E, noi che in voi crediamo al par di loro, 64Non sacreremo a voi le cetre d’oro?
Sommo Tonante, occhi-bendato Arciero, De la donzella Sicula Buon rapitor, che regno hai sovra l’ombre, 68Tu che dal suolo uscir festi il destriero, Giunon, Gradivo e Venere, Tu che il virgineo crin d’ulivo adombre; Io per me mi protesto, o Numi santi, 72Umilissimo servo a tutti quanti.
Fa luogo, o biondo Nume, al mio riclamo; Non render risponsabile, Per un sol che peccò, tutto un paese: 76Lascia tranquilli noi, che rei non siamo; E le misure energiche Sol contra l’empio schernitor sien prese.» Tacqui, e m’accorsi al suo placato aspetto, 80Che il biondo Dio gustava il mio progetto.
Lo stral ripose nel turcasso, e disse: «Poichè quest’empio attentasi Esercitar le nostre arti canore, 84Queste orribili pene a lui sien fisse: