Pagina:Opere varie (Manzoni).djvu/731

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l’ira d’apollo 725

     E da le labbra tremule
     La voce a stento ad implorar si sciolse:
     «Ferma, che fai? deh! non ferir; perdona,
     24Santo figlio di Giove e di Latona!»

Al dardo impazïente il vol ritenne,
     E a me rivolto in placido
     Sembiante, a dir mi prese il Dio di Delo:
     28«Fino a noi da quei lidi il grido venne
     D’uom che a sfidar non pavido
     Tutti gli Dei, tutte le Dee del cielo:
     E l’audacia di lui resta impunita?
     32Pera l’empia città che il lascia in vita.»

«Deh! per Leucotoe» io dissi «e per Giacinto,
     Per la gentil Coronide,
     Per quella Dafne sovra ogni altra amata,
     36De la cui spoglia verde il capo hai cinto,
     Poni lo sdegno orribile,
     Frena la furia de la destra irata:
     Pensa, o signor di Delfo, almo Sminteo,
     40Che, se enorme è la colpa, un solo è il reo.

Un solo ha fatto ai Numi vostri insulto,
     Spinto da l’atre Eumenidi;
     Egli è il solo fra noi che non v’adora;
     44Non obliar per lui degli altri il culto:
     Vedi l’are che fumano,
     Vedi il popolo pio che a voi le infiora,
     Ascolta i preghi, odi l’umìl saluto,
     48Che il Cordusio ti manda e il Bottonuto.

Tutto è pieno di voi. Qual rio cultore,
     Non invocata Cerere,
     I semi affida a l’immortal Tellure?
     52Ad ardua impresa chi rivolge il core,