Pagina:Ortiz - Per la storia della cultura italiana in Rumania.djvu/104

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conoscitore ad un bel tappeto di Persia, scriver pur anco una relazione alla Signoria e sventar le mene degli ambiziosi del Fanar. Mercante dunque il giovinetto nostro esploratore? Mercante sì, ma di quelli or ora descritti. Nè solo; chè se teniam conto dell’età ancor tenera, in cui, mortogli il padre, preferì alla solitudine della sua casa in Venezia, dove la notte lo sciacquio dell’onda gli narrava arcane storie di paesi non visti, la vita avventurosa e piena di rischi del navigatore e del mercante; se consideriamo com’egli amò restare quattro anni interi alla Corte del Gran Cane, che lo nominò governatore di una provincia; se consideriamo infine lo spirito da cui è informato il suo viaggio e la curiosità ch’egli dimostra per quanto gli sembri raro e nuovo e peregrino; saremo forzati a conchiudere, che, a malgrado del fine pratico che il suo viaggio si proponeva, il Milione mostra già in potenza quell’interesse, direi, disinteressato alle regioni lontane e ai popoli nuovi, che fu sempre degli italiani, dai tempi delle quattro gloriose repubbliche marinare (Genova, Venezia, Pisa, Amalfi) ai giorni nostri, e spiega così la spedizione polare del Duca degli Abruzzi, come una parte dell’emigrazione italiana non sempre nè unicamente dovuta a sole ragioni materiali. Le grandi scoperte sono infatti gloria esclusiva della gente di razza latina ,,descubridora de mundos y conquistadora de imperios”1, almeno in quanto son dovute meno alla spinta di un interesse materiale o puramente scientifico, che a quella di una squisita e nobile irrequietezza che la slancia ,,à ignorados caminos, dejando el blando y ocioso lecho para correr por trochas y veredas.” Marco Polo e Colombo, Don Quijote e Gii Blas, Marco Gratico e Jesus de Ceballos, il protagonista d’un celebre romanzo spagnuolo contemporaneo2, son tutti latini e sembran discendere in linea retta dall’Ulisse dantesco ed esclamare con lui:

Considerate la vostra semenza:
Fatti non foste a viver come bruti,
Ma per seguir virtute e conoscenza!

  1. Cito queste parole da un romanzo di Ricardo León, Casta de Hidalgos, (Tercera edicion) Madrid, Renacimiento, 1911.
  2. Casta de Hidalgos di Ricardo León.