Pagina:Ortiz - Per la storia della cultura italiana in Rumania.djvu/61

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case turche odierne, esistevano anche allora, ma le facciate avevano un aspetto più uniforme, mentre l’interno non possedeva in più delle case moderne, che una sola gran sala centrale, trasformazione dell’antico atrio romano.

Ma i Rumeni del sec. XVIII erano (ed erano stati anche prima) in relazione con i popoli appartenenti al bacino dell’Adriatico, tra i quali esisteva, fin dal tempo dei Romani, una potente tradizione artistica, e soprattutto con Venezia, gran porto commerciale del Levante, dove, con un fondo bizantino che si rivela in ogni manifestazione della vita, si fondevano come in un magico crogiuolo tutte le influenze artistiche del mondo. Zara colla sua cattedrale, Sebenico col suo forte, Pola superba del suo arco di trionfo romano, Ragusa col suo bel palazzo della Signoria, Trau colla sua cattedrale, Spalato infine col suo monumentale palazzo di Diocleziano, che rappresenta da solo uno dei ruderi più grandiosi della decadenza romana, il solo palazzo ben conservato,... in cui per il miscuglio di elementi classici e orientali che presenta, ci riesce cogliere alle origini la nuova arte bizantina; tutti questi monumenti, l’uno più importante dell’altro, ci parlan col loro linguaggio muto, ma non perciò meno eloquente, delle potenti tradizioni artistiche di quelle contrade.1

Orbene per tre vie i Rumeni son venuti in contatto coi popoli del bacino dell’Adriatico: 1) per mezzo di relazioni commerciali, politiche e culturali; 2) per mezzo di colonie italiane e d’italiani levantini stabilitisi in Valacchia; 3) per mezzo dei Serbi e dei Dalmati loro vicini d’occidente.

Son note le relazioni commerciali, che, fin dai tempi più remoti, abbiam sempre avute fin quasi a’ nostri giorni con Venezia. Non faremo dunque menzione nè di esse, nè di quelle politiche che corsero tra la Signoria, Stefano il Grande e Petru Cercel, che dovette all’appoggio prestatogli dalla Serenissima il trono di Valachia; nè parleremo della nostra esportazione di frumento e di vaccine in cambio delle lane, delle sete e dell’oro che importavamo dalla Republica di S. Marco; e neppur

  1. [Cfr. Charles Pelerin, Excursion artistique en Dalmatic el en Monténégro, Paris, 1860;. Joseph Lavallèe, Voyage pittoresque et historique de l' Istrie et de la Dalmatie, Paris, 1802; L. Cicognara e Selva Zanotto, Le fabbriche e, monumenti cospicui di Venezia; Venezia, 1858,]