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Can — 75 — Can

cancan, le cancan et demi et le chahut. Cette dernière danse est la seule prohibée. Il Cancan è un ballo scomposto, dai movimenti non previsti nella coreografia. Sembra esser nato nel quartiere Latino ai bei tempi della monarchia di Luglio, ma il nome era preesistente (V. Lacombe, Dictionnaire du vieux langage). Di quel tempo sono i seguenti versi:

          Messieurs les étudiants,
          monitez á la Chaumière
          pouir y danser l’cancan
          et la Robert Macaire.

(Letellier, 1836).


Al tempo odierno questo ballo forma la delizia di certe platee, specie dei caffè concerto, e fra i movimenti incomposti ve ne ha uno quasi caratteristico di questo ballo che consiste nell’elevare la punta di un piede sino a formare un angolo di quasi novanta gradi coll’altro piede fermo: se i gradi aumentano, aumenta anche l’entusiasmo del publico. Si preferisce veder ballare dalle donne il cancan! Cancan vuol dire anche chiassata, scandalo, pettegolezzo inopportuno. Cancaneggiandovi su dice il Carducci in senso traslato. V. note alle Odi Barbare.

Cancelliere: in Germania è titolo dato al primo ministro, capo supremo dell'amministrazione, responsabile solo davanti all’Imperatore. In Russia il ministro degli affari esteri ha pure il titolo di Cancelliere.

Candeggio: l’atto dell’imbiancare al sole le tele ed i tessuti: termine industriale.

Can della Scala: esclamazione o ingiuria burlesca, propria del Veronese dove fu nell’Evo Medio il reggimento dei Can della Scala: estesa poi in molte terre di Lombardia e dell’Emilia per la fortuita combinazione che la prima parola cane costituisce ingiuria: dicesi por dare sfogo ad una bizza del momento.

Cane: le varie e curiose locuzioni ed esclamazioni nostre in cui entra la parola cane sono registrato pur ne’ lessici comuni. V. Petrocchi.

Cane Medoro (il): nomo dell'eroico cane delle giornate di luglio 1830 in Francia, il quale «portava al suo padrone il fucilo e le cartucce, e quando il suo padrone cadde e fu con gli altri eroi sotterrato nella corte del Louvre, il povero cane restò giorno e notte su la tomba immobile come una statua della fedeltà.» A. Heine. Fu mantenuto poi a spese della Guardia Nazionale, e A. Heine che avea gran desiderio di vedere l’eroico cane, scorse invece una brutta e ringhiosa bestia. «Forse non era, scrive ironicamentente lo Heine, quello il vero Medoro, ma un usurpatore. Il cane Medoro s’era modestamente ritirato come il popolo che avea fatto la rivoluzione». Così sempre:

Non veste seta chi filò gli stami!


Canfino: olio di trementina depurato con la distillazione. In alcune regioni (Romagna) questa parola è adoperata in vece di petrolio.

Canna: fr. canne = bastone, dal lat. canna, in gr. κάννη . Nel senso di mazza, giannetta o bastone la registra il Petrocchi, non il Rigutini né il Tommaseo. È riprovata dal Fanfani e mi pare a ragione: difesa dal Viani.

Cannello: così sul litorale romagnolo emarchigiano è chiamata la Solen vagina, mollusco bivalve, in forma di cannello, capace di affondarsi nella sabbia del mare ove sta occulto: nelle lagune di Venezia è abbondante. Si pesca quando la marea è bassa al mattino. Si mangia crudo e cotto. Eccellente su la graticola, impannato con olio e prezzemolo! alquanto dolciastro, però. Deve essere il cannolicchio de’ napoletani, I Veneziani ed Istriani lo chiamano cappa lunga (capa longa).

Cannocchia o cannocchio: termine volgare su le rive dell’Adriatico occidentale, per indicare uno squisitissimo e comunissimo crostaceo (squilla mantis) di cui si fa gran pesca e gran sciupo.

Cannolicchio: o pesce cannella nel dialetto napoletano, V. Cannello.

Cannoni: traduzione della voce dialettale milanese canòn = cialda, cialdone. Riompionsi di latte e miele o di crema.

Canoa: parola spagnola tolta dalla natia voce indiana, caraibica: in inglese canoe (kanö), specie di piroga, fatta in origine di un tronco scavato senza chiglia nè poppa nè prora, che si spingea con forza di pale.