Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/111

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il bacio di lesbia 109

E Clodia disse:

— Quale aristocrazia? L’aristocrazia non ha viscere, è ingrata come i re. Badate bene: io non sono stata mai d’accordo con Cicerone contro Catilina, ma l’aristocrazia doveva trattar meglio chi l’ha salvata e ha corso rischio anche di farsi ammazzare. E lo guardano dall’alto in basso, povero Marco Tullio, perché non è un affarista. E poi? È troppo intelligente per loro. E poi è di Ciociaria o giù di li. È inquilino di Roma, dicono: non romano.

— Cicerone —, disse Catullo —, ecco allora l’uomo che andrebbe bene; bisognerebbe nominarlo console un’altra volta.

— Al buon Cicerone non gli affiderei proprio per la seconda volta il governo della Repubblica.

Cosi rispose Clodia, e aggiunse:

— Cicerone ha troppe idee. Un uomo di Stato quando ha due idee, tre al massimo, basta! La cosa si aggrava in Cicerone perché possiede una vanità di cui non s’accorge! Ve lo dimostro: l’ultimo bollettino di Pompeo al Senato annunciava che la guerra contro Mitridate era finita. Ma di Cicerone nemmeno una parola! Figurarsi Cicerone! Ha finito anche lui la guerra contro Catilina, e non si vede nominato! La ragione è evidente. Pompeo, che di cose di mare se ne intende, ha