Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/152

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


XXI

I RAGIONAMENTI CHE CATULLO

FECE CON SE STESSO


E dirai anche tu, o Catullo, male di me? Hai tu dimenticato i giorni solari che io ti ho donato?

Catullo sta poco bene. Male est; male est, e ogni giorno peggio. Et laboriose.

Ripensa ai giorni e alle notti, solari veramente. «Io, felice come Settimillo, tenevo te, o colombella, sul mio seno; e il Dio d’Amore ti vola intorno e splende nel suo manto di porpora. O colombella mia, o tortora amorosa! La colombella, le tortorelle godono del loro unico tortorello; sempre da lui portano via i baci col beccuccio che morde. Ma tu non te ne accontenti.»

E poi diceva:

«La donna è vogliosa di cambiar compagnia. Vediamo però di ragionare, o Catullo: Lesbia non è mica tua, non fosti mica tu a rapirla dalla casa patema e portarla fra canti nuziali e profumi nella tua bella casa! È stato Metello. Lesbia appartiene a Metello. Lesbia poi ha tradito Metello per te, e ora tradisce