Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/170

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XXV

INTERMEZZO DELLA LUNA

E DEL SOLE


Mi risonavano cosi strane queste preghiere che, un po’ per volta, io fui trasportato lontano dai tre tempi: presente, passato e futuro.

Era un’alba silenziosa di quest’agosto e la luna discendeva verso occidente. Luna crescente o luna calante? Il cielo era di una gran chiarità: e come ricamo di perle si disegnarono nel cielo quelle strofette di lui in lode della luna che cominciano: «Noi siamo in fede a Diana», e poi la chiama regina delle cose create: le selve, i fiumi, i mari dove l’uomo non appare. È come una preghiera di infante innocente.

Un rosignolo tardivo faceva accompagnamento, dalla selvetta, a quei versi.

Come mi si erano confusi i tempi, cosi mi si confusero le età. Età pagana? Età cristiana?

Erano sei strofette di versetti brevi brevi che dicevano: «Noi siamo in fede a Diana, noi fanciulle e fanciulli integri. Noi fanciulle e fanciulli integri, te preghiamo, o Diana. O grande figlia di Dio, presso un olivo ti depose tua