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il bacio di lesbia 183


del mondo che fosse esente da gravidanze e da generazioni.

Se non che prima ancora di Cronos, suo marito, era apparso un altro Dio quasi invisibile che si chiamava Eros.

Questo Eros, che sarebbe come un bacillo, una spirocheta, che si annida in quasi tutte le parti del corpo, non esclusi i santi e le sante, ferì con il suo strale la stessa Dea Cibele.

Essa vide un giovinetto che era tanto bello che il suo nome stesso voleva dire «raggio di bellezza». Costui era Attis. E la gran Dea se ne invaghì perdutamente.

Cosi che Catullo che credeva di essere andato con la storia di Cibele lontano dall’Amore, era entrato nel più tremendo mistero dell’Amore.


Attis era il fiore della palestra, la gloria del ginnasio. Nudo, spalmato di verde oliva, era come un Dio. Tra gli efebi era il più prode.

Tanto la Dea Cibele lo amò, che a lui rivelò quei misteri di Cronos e del pentimento del Dio di aver procreato Giove, e con Giove le generazioni degli uomini mortali: e come lei Cibele, per pietà dei mortali, avesse salvato Giove dalla divorazione del padre. Cosi la storia del mondo è fatta di Odio che insegue Amore e di Amore che insegue Odio.