Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/32

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mi vuole piú. Io sono rubicondo! Mi farò io il volto sbiancato con la cerussa?

— I romani di biacca! — esclamò Augusto per la prima volta iracondo: — «Ogni amante deve essere pallido!». I guasti che mi fa in Roma quello sciagurato di Ovidio, voi non li potete imaginare! Non vi parlo dei casi miei personali. Ah, voi, il vostro servo, potete avere dei casi personali: Augusto non deve avere casi personali! Quel ciarlone di Ovidio crede di essere originale con le sue metafore! Chiamare la via lattea, «la gran via per dove passano gli Dei quando vanno a fare omaggio al gran Tonante?» Oltre che stupido, ciò è irreligioso.

— Cosa volete, Augusto? — ammise Orazio, — Ovidio è nato coi versi belli e fatti nel ventre di sua madre.

— Non mi difendete quel vostro collega. Suggeritemi piuttosto un rimedio.

— Contro la letteratura di Ovidio? Come dichiarar guerra alle meretrici: niente da fare.

— Forse avete ragione, ma ci penserò io allora, — disse Augusto: — lo confinerò nel paese dei Cimmerii, dove c’è sempre nebbia e neve, e gli passeranno i calori.

— Grazia per lui, Augusto! Ha ormai cinquant'anni e dice che sta cosí bene in Roma, che è la città che proprio ci vuole per i suoi costumi.