Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/52

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
50 alfredo panzini


stro lago sereno e venire in questa oramai sentina di Romolo, che è Roma? L’amico mio Attico si è allontanato da Roma per godere le sue rendite, minacciate dai catilinarii, e voi venite a Roma?

— E che volete, — rispose il giovane, — che a me importi dei catilinarii? Sono venuto a Roma per godere le belle puelle.

— Questo ragazzo parla chiaro —, disse Cicerone ammiccando —. Che ne dite, o Tirone?

Si fece serio, e poi cosi disse a Catullo:

— Veramente, o mio caro giovane, se alcuno v’è che vieti all’età giovanile gli amori meretricii con le scortille, io negar non vi posso che costui è eccessivamente severo. La licenza dell’età nostra il consente, e diciamo pure, che anche dalle consuetudini dei nostri antenati riceve conferma. Quando mai ciò non avvenne? quando non fu permesso? e infine quando mai fu che ciò che è lecito non fosse lecito? Anche il mio amico Catone, severissimo in tutte le cose, in questo campo è piuttosto arrendevole. Io mi restringo ad esortarvi alla moderazione, a non credere inesauribile il patrimonio della giovinezza. La natura dona, ma non ripete i rifornimenti.

Stette sospeso, guardò attorno sospettoso, poi piano sorridendo domandò:

— Dunque vi sembrano belle le fanciulle