Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/73

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il bacio di lesbia 71


Nel profumo era la tua anima. Il resto che vale?

E perché, se proveniva dalla gran gente Claudia, ella alterò tanto nome e diventò Clodia? Per quale ragione mai, lei che vantava tra gli antenati ventotto consolati, cinque dittature, sei trionfi, buttò via si gran nome? Il manto della nobiltà? Non si sa più portare, o non si può più portare? Trascinato nel ludibrio? Avvolgersi come in un sudario? Buttarlo via? Mutargli tinta e stemma?


Chi proclamò al mondo le grandi pupille di Clodia, fu Cicerone.

Dal fulgore delle pupille e dall’inimitabile profumo erano le Dee distinte dalle donne mortali. Con le tremende pupille le Dee vanno su e giù, giù e su dall’Olimpo alla terra. Scendono nell’inferno, risalgono all’Olimpo, si accostano qualche volta ai mortali che ne avvertono la presenza per quei grandi fari e per l’aura di incorruttibilità. Tremò il cuore anche ai più impavidi eroi quando una Dea si appressò.

Quei grandi occhi di lei non erano a fior di pelle, né troppo profondi, né troppo uniti né troppo distanti, ma equidistanti, almeno per quello che ne sanno i misuratori della bellezza, per la quale compassi non valgono. Cornice agli occhi facevan le ciglia, nere e fiere. Sopra si disegnava una fronte lunata