Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/74

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come Diana, non però troppo vasta che in donna fa pena anche se è indice di intelligenza; e sotto un nasetto che fu tale che Catullo, dopo aver conosciuto il naso di lei, non troverà più donna che lo accontenti. La criniera era di color di viola come fu quella di Saffo. Spirava odore di violetta mammola, ed anche questo lo sappiamo da Catullo, che, dopo che ebbe sentito il profumo di quella donna, ne fu inebriato cosi che nessuna donna poi gli sembrerà profumata. Non sparsa come alla demente Ofelia era la chioma, bensì ravvolta intorno alla testa in quella maniera perfetta e insieme negletta che si ammira nelle medaglie d’oro della immortale Aretusa.

Le carni dovevano essere candide, perché lui la chiama «candida diva»; e benché moglie di un console, sorella di un tremendo tribuno, non era matronale, ma quasi verginale, se lui quasi sempre la chiama «puella».

Eretta e melodiosa! Velata, non nuda!

Ritratti o statue di lei non sono state disepolte: ma tanto vive rimangono le parole del suo poeta che noi la vediamo. Cosi tu stai solea innixa fulgente, o Claudia o Lesbia che sia, e nessuna curva imagine di vecchiezza verrà a sovraporsi a te; e noi siamo lieti, dopo tanto evo, di salutarti, o fulgente bellezza! o graziosa bellezza!