Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/75

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il bacio di lesbia 73

Dice Catullo che lei posava sopra una scarpetta.

Non è la pianella preziosa di Cenerentola; e tutto fa credere che fosse un sandalo antico, di forte suola, gemmato e a borchie d’oro. Borchie d’oro, cammei, briglie porporine rendono il sandalo fulgente. Ma non è questo, non è questo! Il sandalo è fulgente perché la grande stirpe aveva fatto fulgente e armoniosa lei, dalla testa al piè.

Il sandalo, infatti, movendosi lei, mandava melodia.

Dunque era bella!

Il suo poeta non dice che era bella: dice che era «venusta».

È questa una parola che quasi non si usa più. Venusta vuol dire: «cara a Venere».

«Venusta» è la gloria d’amore: come «venèrea» è la pena di amore.

Ben siamo qui di fronte a uno di quei misteri delle antiche religioni: il mistero di Venere, sorta dalle acque: non essa incinta, ma Dea delle generazioni, madre dell’universa fecondità attraverso la voluttà: delizia degli uomini e degli Dei come scrisse un altro poeta latino. Cosi misteriosamente verginale deve essere apparsa colei a Catullo se lui, in quel giorno, cosi stranamente parlò.

Venere è veramente mistero! È la ridente