Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/81

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VII

IL PICCOLO DONO


Da allora un certo scandalo avvenne nel mondo galante e anche nel mondo poetico di Roma. Roma che prima di quella orazione di Cicerone aveva pochi poeti in severi versi di comandamenti della religione e della legge, vide, di giorno in giorno, aumentare il numero dei suoi poeti. Gloria cercavano e immortalità, tanto che Orazio, infastidito da uno di questi cercatori di immortalità, gli disse:

— Lei vuol rendersi immortale? Ebbene, si vada a buttare giù per l’Etna. Vedrà che sarà ricordato dalla posterità.

Questi poeti avevano le loro officine con molti pezzi elaborati, cesellati: decorazione o mitologica, o eroica, o erotica.

Catullo non aveva officina. Quando soffriva di un dispetto, o un fremito lo assaliva, veniva fuori una poesia. Essa è nuda, sibilante, elegante: tutt’al più un ritornello per decorazione.

Aristocratico e plebeo! E se gli antichi lo chiamarono il «dotto Catullo», fu perché egli