Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/82

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per primo conobbe la magica orchestra dei versi: ma la tenne nel segreto del cuore, e non se ne vantò.


Si diffusero nel mondo galante certe insolenze contro le donne: raffronti odiosi, odiosissimi: non quanto alla loro virtù, ma quanto alla loro bellezza. E il termine di raffronto era una Lesbia, mia Lesbia, mia fanciulla, mia Dea, mia luce, candida, divina, vereconda, in ogni parte perfetta.

Non poteva essere che Catullo, e infatti era Catullo!

Da prima furono prese di mira e messe in piazza le scordile, le cortigianelle graziose e onorate, ché ognuno ha il proprio onore, ed è per lo meno scortesia anche a una donna di mondo andare a dire : «Lei mi vuole e io non so cosa farmene di lei», oppure: «Quest’altra ragazza mi domanda cento sesterzii e non vale due oboli».

E dopo le cortigianelle, Catullo cominciò a attaccare le donne di condizione, e scendeva a certi particolari intimi che non si possono riferire. Pur qualche cosa ne diremo: per esempio: Ameana, o Ammiana o Ametina che si chiamasse, è una donna di gran mondo: ha commesso l’errore di domandare a Catullo diecimila sesterzii in cifra tonda: ma è