Pagina:Panzini - Il bacio di Lesbia.djvu/85

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il bacio di lesbia 83


bella amica una villa presso Baja, e era di nuovo stile e tutta di marmi fini e rari.

Ecco Catullo che dice di questa dama: «Con quel naso lungo (e ancora il naso!), con quel piede piatto (vedeva il bel piè di Clodia nel bel sandalo luminoso?), con quegli occhi scipiti, con quelle mani corte e tozze con quelle gambe da elefante, con quella bocca che sgocciola, con quella parlata sgraziata (udiva Clodia cantare il canto notturno di Saffo?), questa è l’amica di quel bancarottiere di Formia? Va, vatti a nascondere. Al tuo paese dicono che sei bella? Si paragona la mia Lesbia con te? Ah, secolo sciocco e balordo!».

Cosi avvenne che un bel giorno Clodia vide Catullo con la testa fasciata.

— Che cosa vi è successo, Catullo?

— Mi sono fatto male: ho picchiato.

— Dite la verità: vi hanno picchiato.

— Si, dama; mi hanno vilmente picchiato. Alcuni scherani di quello svergognato di Mamurra mi si son fatti incontro con certi loro randelli e spade, e andavan dicendo: questo per il naso della signora, questo per il suo piede, questo per le sue gambe, questo per le sue mani, e questo per il nostro signore, il cavalier Mamurra. Per fortuna era con me il mio amico Cornelio Gallo, che è uomo di gran cuore, e ci siamo difesi abbastanza bene.