Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/102

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


d’Italia, compresi i vostri proletari, ciò che fu opera di pochi, di eroi, ovvero di immensa fortuna.

I nazionalisti inveiscono invece contro i socialisti, contro i bravi mercanti e moderati lombardi e il loro piede di casa! «Grande Italia!», «Piccola Italia». Sono i due gridi, che ricordano quelli danteschi: perchè tieni? perchè burli?

***

L’enciclica del nuovo papa contro la guerra non mi piace niente. Va bene per le beghine. Doveva dire: «il vecchio dio del Kaiser non ha che fare col giovane Cristo che fece olocausto di sè perchè cessasse l’olocausto degli uomini». Ma lasci stare la Madonna! La bestemmiano anche troppo, qui, la Madonna. Povero Pio X, buon curato di Riese!

«Io non benedico niente e benedico tutti!» disse, o almeno si dice che abbia detto all’ambasciatore d’Austria, quando lo pregò di benedire le armi imperiali.

Avrebbe voluto, come il predecessore suo che andò contro Attila, andare contro il vincitore tremendo? Ma a quei tempi apparvero anche S. Pietro e S. Paolo.

Vaticano, fortezza dell’idea trascendente, bisogna uscire di neutralità! Avete paura dei mortai teutonici? Non si colpisce l’idea.

Dalla cupola di San Pietro, sfondata, uscirà più vincitrice l’idea.

Venne Cephàs e venne il gran vasello Dello Spirito Santo, magri e scalzi.

Dicono che il nuovo papa sia grande politico.