Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/132

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Addio fichi!

Un bello scherzo in verità! Il teatro social-democratico del Popolo, che ha insegnato una fra le più aristocratiche verità!

***

— Signor professore — mi diceva anni addietro quello scolaro — ho inteso dire, ho letto, che Omero è molto immorale. Parla sempre di guerra.

Scolaro scolaro, dove sei tu ora? Sì! parla sempre di guerra Omero; ma della triste guerra, della lagrimosa guerra. Dice Achille: «Nessuna tregua nell’eterna guerra dell’agnello e del lupo».

Ma quando il furore è caduto ad Achille, l’eroe accosta a sè, lagrimando, la testa canuta di Priamo: non dice: «Vedi come il vecchio Giove mi aiuta!», ma dice: «È il vecchio Giove che fa micidiali le mie mani!»

Come vedi, o scolaro, noi non siamo molto progrediti, ma piuttosto regrediti. È il caso di coniare questo nuovo verbo!


7 Ottobre. Sono andato a fare una piccola visita di dovere. Ho comperato un mazzolino di fiori ed ho svoltato pel vecchio naviglio:

via Senato. Nel cortile triste, verde, del gran palazzo del senato, fra le colonne solitarie, da anni ed anni, ci sta in prigionia un nobile cavaliero. Senza l’onore dell’alto piedistallo,