Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/30

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— Tutto è possibile in politica. La politica è un giuoco di interessi.

— Allora siamo alla guerra anche noi. Oggi no, domani sì! Ma come mi spiega lei questo fatto che la Triplice è stata, per tanti anni, l'arca fidelis, la torre eburnea, la stella mattutina della pace europea, tanto che l’Italia si fidanzò col teutonico per godere il beneficio della pace, e adesso è la Triplice che dichiara la guerra...?

— La moglie dovrà seguire il marito — risponde quel signore.

— Ma allora anche le parole dei re, degli imperatori non contano nulla! Perchè tutti non siamo qui per testimoniare come tutte le volte che i re e gli imperatori venivano a contatto fra di loro, la parola più importante che dicevano levando i calici dello champagne, era, «Pace!». «Siamo felici di garantire la Pace!» «La Pace è garantita ai nostri cari popoli!» Le agenzie telegrafiche subito lanciavano al mondo questi confortanti messaggi. Ben è vero che il mondo pareva dire:

«Pensate piuttosto a garantire voi stessi, o teste coronate!» Ed ora che cosa avviene? Qualcosa di mostruoso. I re garantivano il falso, ed il mondo marcia in guerra, ubbidendo al comando dei re.

— Ecco, veda: le cose stanno così — mi risponde quel signore: i re, gli imperatori, ecc. sono come i reofori di quelle dinamo ultra-potenti che sono i popoli e le nazioni. Niente