Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/29

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un pretesto qualsiasi, un signore, autorevole in molte cose, ed anche in politica.

Ho bisogno di sentire qualcuno. Non che io stimi quel signore un genio della politica; ma siccome non ho visto mai la sua cravatta scomposta; non ho mai udito la sua parola concitata, così ho bisogno di vedere se in questi monumenti terribili le sue parole e la sua cravatta si mantengono ancora così composte: cioè se ne capisce qualcosa di questo ciclone.

Mi fa l’effetto che anche lui non sia eccessivamente orientato: però è tranquillissimo.

Dice: — Già, è un momento un po’ climaterico che attraversa l’Europa...

Non so: questa frase mi fa venire in mente i periodi ciclonici ed anti-ciclonici del Corriere della Sera.

— Ma è la fine del mondo! — dico io.

Sorride della mia iperbole.

— E l’Italia?

— Ecco — dice —, tutto dipende dal contegno che terrà l’Inghilterra.

Se l’Inghilterra dichiarerà guerra alla Germania, è molto probabile che anche l’Italia sarà trascinata nel conflitto...

— E dovremo andare contro la Francia?

— Eh, già!

— E dovremo marciare a fianco dell’Austria? ma le pare possibile che ciò avvenga?