Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/38

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Bisogna dirlo ben forte: il pacifismo di Teodoro Moneta aveva carattere di religione, e nulla aveva a che fare col pacifismo scrofoloso di tanti e di tante! Nessuno più di Teodoro Moneta augurò all’Italia una gioventù forte, aliena sì bene da ogni provocazione, ma temprata a respingere ogni provocazione.

***

4 Agosto. Da Milano a Bellaria.

In treno si parla ancora come cosa certa di mobilitazione imminente.

Frontiera nord-est o frontiera nord-ovest? Ah, questo, poi, nessuno lo sa.

Un grosso signore di mezza età, con una spolverina di tela e il più schietto accento toscano sulle labbra, è tutto occupato del prezzo del cambio. Per tutto il resto è tranquillo. Gli faccio il quadro imponente di tutte le più catastrofiche eventualità della guerra. Non si commuove troppo. Allora arrivo sino al ritorno dei Lorena in Toscana. — O, senti! — di questo gli dispiacerebbe, per Dio!; ma lui prende..., — io prendo icche viene!

— Ma, scusi, lei è?...

— Fabbricante all’ingrosso di casse mortuarie!

***

Bellaria. Qui, a Bellaria, se ne parla appena della guerra; come di una cosa che avviene in un altro pianeta.