Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/40

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


avendone sei dei figliuoli, poteva accettare anche il settimo. — Dovevi venir da me qualche anno addietro, cara la mia donna! — Insomma godo la confidenza e la reputazione da parte di molte persone.

***

Si vendono molti giornali: i signori attendono l’arrivo dei giornali.

Si ode quasi ogni dì, ogni sera, per la serenità della sera dalla parte di Pola, un sordo lieve brontolio che sorvola sulle onde del mare come un alito pauroso: il cannone. La guerra è in questo pianeta.

La guerra! La gente mite me ne chiede ogni mattina: — Lei che ha sempre quel foglio in mano, come va questa guerra? Non si sono accomodati?

— Chi?

— Quelli che fanno la guerra, i signori, quelli che comandano....

— No, non si sono accomodati.

— Speriamo che si accomodino!, e intanto la farina aumenterà, il fromentone aumenterà, la miseria crescerà.

Emigrati, giunti da Longwy, da Trieste, raccontano cose paurose dei Tedeschi.

La gente si limita a dire: — Speriamo che non arrivino fin qui! — Del resto le loro casette non si elevano oltre le cime delle marruche e dei tamarischi.