Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/41

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Strano, mio figliuolo Piero! Mi strappa i giornali di tasca e più le notizie sono terribili, più sorride. E non è un idiota! Dice: — Allora è la guerra sul serio! Doloroso fenomeno umano: ha visto le orrida bella, le guerre, solamente nei libri: gode di vederle nella realtà.

Si parla sempre di chiamata di classi: i più evoluti assicurano che, in caso di chiamata, sapranno ben loro quelle che c’è da fare!

È venuta la chiamata alle armi di due leve, e nessuno si è mosso. Si sente la forza dell’ineluttabile. Le teste si curvano come le cime degli alberi si curvano e contorcono sotto l’uragano.

Ma l’oste, vecchio abbonato all'Avanti!, non si sa dar pace: — Ma come? la guerra? la guerra tra la Germania e la Francia? E i socialisti tedeschi?

— Marciano con l’Imperatore.

— Sarà, ma non ci credo.

— Veda — mi dice trionfante —: hanno fucilato Liebknecht....

— Speriamo bene — rispondo. Ma il giorno dopo Liebknecht è ancor vivo e marcia anche lui alla frontiera.

Le notizie dell’invasione del Belgio pacifico, hanno fatto una seria impressione sul vecchio oste. Lo sorprendo che catechizza certi giovanotti, sdraiati un po’ mossulmanamente lungo una siepe: — Insomma, raghezz,