Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/44

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— La causa per cui sono sempre avvenute le guerre — risponde Serra, con la stessa voce mite e quasi rassegnata con cui modulava la sestina del Petrarca. — Si ricorda il ver sacrum, le primavere sacre dei Romani?

I nomi delle cause sono mutati, ma la causa rimane sempre la stessa!

Il popolo tedesco è come un bambino che è cresciuto in proporzioni gigantesche. Sente la necessità di spezzare i suoi vestiti che non lo contengono più, come la biscia esce dalla sua vecchia pelle, come l’aragosta abbandona la vecchia crosta...

— Allora qualcosa di automatico...

— Tutta la vita, se la guardiamo un poco al di là della superficie parvente, è formata dalla ripetizione di antiche consuete piccole azioni automatiche; coltiviamo le stesse biade, mangiamo gli stessi frutti come tremila anni fa, ubbidiamo alle stesse necessità fisiologiche, affettive, illusorie: umanità che è vissuta, e non ha mai fatto troppa osservazione dove è vissuta, perchè è vissuta come è vissuta: La vita? Una piccola parabola davanti al sole. Forse era fatale questa nostra piccola parabola davanti al sole! La vita! Un pullulare di bolle in fondo a una fonte perenne. Alcune bolle vanno più su, altre scompaiono subito. In verità sono sensazioni che non si acquistano bene se non nell’attraversare queste ore tragiche, questi cataclismi, i quali corrispondono ad uno stato precedente e latente di conflitto, piuttosto che preparare un nuovo ordine di cose. Poi si riprende