Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/64

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visse con modeste sostanze, perchè i figli ed i nepoti morirono combattendo per la patria...

Un’idea mi tempesta nel cervello: Val la pena di dare la vita per la patria? Per sentire questa bella commemorazione: «Quei guerrafondai, quei bruti, che non conobbero la fratellanza universale!

***

Notte insonne. Apro la finestra che ancora è notte. Il carro dell’Orsa!

Tutti hanno osservato di prima sera il carro dell’Orsa; e molti ridicendo: «Vaghe stelle dell’Orsa!» Ma chi le ha viste al mattino le vaghe stelle? Che strana sensazione vedere quelle mirabili stelle in altra zona del cielo da quella dove le lasciammo la sera, e tutto precipiti in giù, col timone fino a toccare il mare! Come hanno viaggiato nel cielo? — Sembrano più fiammeggianti le stelle, quando il cielo traspare per la nascente alba. V’è una stella crinita fra le stelle dell’Orsa. È la cometa della guerra? E il sole sorge sempre più in là, verso laggiù. Passa i tetti delle casette ad una ad una, passa le pioppe, e poi tornerà verso quassù. Vengono in mente le parole di Serra: tutto automatico, tutto ripetuto, tutto perpetuo! Il pensiero, ecco, la sola cosa libera, e vana: il pensiero, l’anima, cioè; e gli uomini l’hanno collocata presso Dio, fuori di questa materia automatica. In verità gli uomini avevano molto ingegno e concepirono l’idea di una vita migliore, anche senza la guerra. Ma e poi? Gli uomini