Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/63

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I letterati italiani, quando vogliono scoprire la verità, ricorrono, fatti i debiti inchini, al tedesco Gasparry. Così i nostri socialisti, quando sono incerti sulla via della luce, vanno a consultare l’oracolo di Treviri. Nelle scuole tedesco! Anche nel liceo, tedesco! I cervelli degli uomini si sono vestiti alla tedesca come le gambe delle donne, alla francese. Milano? Troppo tedesco; Kaiserbier, Kaiserfleisch! Troppa tronfia paccotiglia architettonica alla tedesca!

Perchè sto bene a Bellaria? Perchè qui si parla puro italiano! Una volta un personaggio autorevole, mi pare al tempo della guerra di Libia, credè opportuno sostituire all’ordine di «pacifismo!» l’ordine di «patriottismo!», ma lo disse in tedesco: Vaterland über alles! Sciocchezze! Del resto io non odio i tedeschi. Sono ammirabili! Quella è la loro forma mentis: ma le scimmie mi fanno disgusto. Dovevi sentire, ragazzo mio, il Carducci quando dalla bocca amara sprigionava i versi del Berchet: «Su nell’irto increscioso alemanno, su Lombardi, puntate la spada.» Perchè odiare? Nel mondo c’era posto per tutti, senza bisogno di farsi luogo col cannone!

Ma Carducci è un sorpassato! Dicono loro!

Supponi, figliuolo, domani un’egemonia teutonica. Essi diranno:

«Internazionale! Macchè patria!» E tutti saranno contenti. Va a letto!

Perchè Solone giudicò beatissimo Tello Ateniese? Perchè