Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/70

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dentro quella pelliccia russa. Basta, lasciamola là, caro Serra. La musica russa, il canto russo è realmente profondo e delizioso. Ma mi fido poco. Anche la signorina era mistica, ma specialmente nella voce.

Miei cari amici, mi diceva Missiroli a Bologna ieri l’altro sera, al restaurant, con supremo sconforto — miei cari amici, noi siamo in questa terribile inconfessabile situazione, di dovere aspettare e dire: Combatteremo con chi vincerà! Ma, miei cari amici, dirà allora il vincitore, non so che farmi del vostro aiuto: ieri sì, oggi no.

Voi volete venire in soccorso del vincitore. Grazie del disturbo. È orribile!

***

La nomina del duca degli Abruzzi ad ammiraglio supremo, un colpo alla gerarchia burocratica dell’esercito, fanno credere che qualcosa si stia preparando.

Ma dove è l’uomo di genio, il divinatore del momento? Cavour è morto da tempo, e i nostri uomini politici si consumano nel provvedere come arrivare alla sera.

***

Noi non odiamo la Germania — siamo d’accordo, come scrive Borgese nel Carlino d’oggi. Noi anzi non abbiamo mai odiato. Nel ’48 permettemmo la ritirata di Radetzky da Milano nel Quadrilatero, e si poteva tagliare