Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/72

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Ho un piccolo tremito; questa volta non ho voglia di parlare con nessuno.

— Come va? — mi domanda uno del popolo.

— Male!

— Vincono i Todesch! (Lo sentono anche loro che male vuol dire, «vincono i Tedeschi»).

Per fortuna è venuto Serra. — Caro mio, tutto è finito!

Mi sorprende il suo sorriso tranquillo sulla sua faccia sbarbata, anzi un piccolo sorrisino ironico, dedicato a me, sull’angolo estremo delle labbra.

— Non è atterrito lei?

— Io no! È la prima fase finita; ciò che era attendibile: i Francesi non furono nè messi in fuga, nè accerchiati. Legga bene il comunicato dello Stato Maggiore germanico, e vedrà un po’.

Siamo risaliti in bicicletta. Io ho perso tutto l’appetito. Sulla tavola, attorno alla carta geografica, Serra si è messo tranquillamente a spiegare. I Francesi hanno ripiegato sulle linee fortificate: gli Inglesi hanno dovuto arrestarsi a sud di San Quintino, ma non furono tagliati fuori...

— Ma se le fortezza cadono come le mura di Gerico al comando dell’Imperatore, d’accordo con il vecchio Jehova? E poi non ha lei, Serra, la sensazione subcosciente della fine: Babilonia sarà distrutta?