Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/73

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— Oggi no: assolutamente. Certo domani, l’idea di una déroute davanti all’enorme valanga...

Un’osservazione di Serra è ragionevole e mi persuade: I Francesi hanno fatto più di quello che era umanamente possibile sperare: sono uno contro due al meno. Tutto lo sforzo della Germania è adesso contro la Francia.

Abbiamo dimenticato persino di parlare di quello che farà l’Italia.

Gli espongo il mio dilemma: o a lesso o arrosto. — Ma oggi, oggi dopo quello che è successo, il più elementare buon senso vieta di credere a qualunque partecipazione di guerra contro l’Austria...

Serra sorride: — Lei si lascia sgomentare da un semplice episodio. Ma sa quanto durerà questa guerra? Per fortuna lei non è generale!

— Ah, si! Sarei un pessimo generale. Però legga Dante, qui, canto XXII dell’Inferno:

Se l’ira sopra ’l mal voler s’aggueffa, Ei ne verranno dietro più crudeli.

— Ma Dante parla dei diavoli!...

— E i Tedeschi? Ma non vede come fanno la guerra?

La minestra è in tavola. Ma anche Serra ha poco appetito. Il mio sistema nervoso non regge a questi estermini umani.

La donna mi avverte, sottovoce, che vino non ce n’è più, fuor che una piccola damigiana da travasare.