Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/89

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Non so: le donne mi sembrano oggi più rigogliose, più erte: come fusti di pioppe. Mentre noi chiniamo il capo sotto la maledizione immane, lei ride!

***

Il giornale d’Italia ha una lettera del Sergi. Deve essere vecchio questo illustre professore. La sua voce ha accompagnato la mia giovinezza e ne conservo un’impressione di intollerabile fastidio.

Deve anche lui, già da tempo, avere scritto qualche cosa, in nome della scienza, su la Decadenza latina. Argomento di moda! Ma i Tedeschi son gente seria, e ci prendono sul serio, che diamine! Deve avere anche lui, il prof. Giuseppe Sergi, aver scritto qualche cosa, in nome di Lombroso e della scienza, contro il Leopardi: «la scienza assicura questo, la scienza vieta quest’altro; chi non è fisiologicamente allegro, come vuole la scienza, chi dubita dei felici destini del genere umano, sarà collocato da noi nelle tavole degli squilibrati, dei paranoici, dei malati, come questo infelice maniaco e monocorde poeta, Giacomo Leopardi».

Confessiamo la nostra viltà: il timore di apparire nelle tavole dei mistici, dei pazzi, dei delinquenti, come si vede nei libri di Cesare Lombroso, mi rese assai timido ed allora vestii il mio pensiero di un tenue sorriso. Ognuno si difende coi mezzi che ha.

Ed ora, strano! il prof. Sergi scrive una lunga lettera