Pagina:Panzini - Il romanzo della guerra, Milano, Lombardo, 1914.djvu/88

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tutti, è bello. Merita un aiuto. — Crede — mi domanda trepidando — che i Cosacchi vadano a Berlino?

Non rispondo. Lo guardo. Dunque anche tu, fanciullo dagli occhi dolci, sei nato con un odio nel cuore? Vivere per spargere il terrore? Del resto quanti, fra quei cavalieri tremendi che portano sul casco la morte fra due ossi incrociati, non sono che fanciulli con un piccolo odio germogliato nel cuore.

***

Esodo dei bagnanti: gran folla in partenza alla piccola stazione:

giorno puro, estivo. Ecco il giornale: gli uomini afferrano, dispiegano; leggono i grandi titoli, i dispacci. Notizie incerte, oggi. Tu hai promesso, o Renato, di non tornare più a Bellaria se non porterai novelle più felici per la nobile Francia. Ah, non ti vedrò allora più, Renato Serra!

Il piccolo treno è ripartito e la gente defluisce dalla stazione. Due belle donne erette, in accappatoio, mi strisciano col fianco adiposo.

Una dice all’altra: «Che bella giornata! Che bellezza, che bellezza, che bellezza!» L’altra dice: «Vedrai come ce la godiamo bene ora che c’è poca gente! Sai? Quest’anno dicono che con la guerra non verrà mica la moda da Parigi!» «Davvero?»

È mortificante! Il contatto di questo essere pingue, la donna, fa rabbrividire, fa dimenticare anche la guerra!