Pagina:Panzini - Novelle d'ambo i sessi.djvu/148

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136 novelle d'ambo i sessi


Mènego lo sospinse. Poi avanzò sin dove il vialetto si apriva in croce in quattro vialetti, di cui si scorgeva il biancicore in fòggia di croce fra le siepi delle mortelle.

Il giovanetto su le sue spalle non si divincolava più; un tremito percorreva il suo corpo.

Arrivato in fondo di uno dei vialetti, Mènego si fermò, scrutò, assaggiò con il piede.

La mèta del suo viaggio era raggiunta.

— Ecco la busa, — disse.

(Era una delle fosse che i becchini preparano per gli ospiti del domani.)

— Adesso no mòverte, — disse, e lo scaricò. Il miserabile, oramai paralizzato dal terrore, invece di fuggire stava aggrappato alle gambe di Mènego.

Questi trasse dall’astuccio un sue coltello a lama fissa e breve, ma puntuto e destro, di quelli che i pescatori usano per iscuoiar le cagnizze tenaci. Strinse fra i denti il coltelletto: poi afferrò la testa del giovanetto, palpando per sentire dove pulsava la carotide: — Di’ con mi el De Profundis.

— Ah, la morte! Mamma! Mammina mia! cos’ho fatto! — disse con voce abbandonata il giovanetto.

Le mani di Mènego si rallentarono a quella