Pagina:Panzini - Novelle d'ambo i sessi.djvu/149

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La bora 137

parola inattesa, e gli occhi guardarono il campo dei morti.

— Gastu una mare anca ti? — domandò. Allora sgorgarono le lagrime al giovanetto. La sua voce prese un’intonazione di bambino piccolo:

— Mia madre! mia madre! voglio prima mia madre!

Allora Mènego ributtò indietro il cappuccio. Un’idea penetrò nel cervello chiuso.

— Te giuri, — disse, — su l’anima de tua mare, de non parlar mai?

— Sii! — urlò l’infelice.

— Te giuri che quando te me vedi, te scamparè via, che mi no te veda mai e poi mai?

— Sii! — ripetè il giovanetto.

— Ben, scappa; ma fa presto, sbusa, va via scòndete. No star lì, che te copo; ma no te capissi che se te vedo, te copo?

Il giovanetto era dileguato. E Mènego si trovò solo. E un proverbio gli si affacciò: “la nave non lascia traccia in mare; non l’uccello nell’aria; non l’uomo nella donna„.

Ripose il coltello. Egli non aveva ferito. Ma allora si accorse che era lui ferito.

Correva nella notte; urlava nella notte:

“Bettina, Bettina, te ga copà al to Menego!„.