Pagina:Panzini - Trionfi di donna.djvu/105

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il trionfo di nadina 101


Tutte, dunque, le speranze erano in lei, in Nadina, e speranze fondate!

Nadina parlava spedito il francese, scriveva con sicurezza e con garbo, apprendeva con facilità, disegnava benissimo. Sapeva inoltre egregiamente tagliare e cucire, fare un rammendo, un ricamo, e — virtù che le giovanette vanno perdendo di giorno in giorno — non disdegnava sorvegliare i fornelli e con la cura dar sapore alle povere vivande e variarle con arte. E benchè ella avesse un naturale talento per il bello e per lo studio, pur tuttavia un dolce istinto muliebre la conduceva spesso in un angolo caro per raccogliersi e lavorar d’ago, poichè attorno a lei la stanzetta, da lei rassettata, splendea.

«Brava la mia Nadina!» diceva il ritratto del povero morto.

E gli occhi di Nadina non lagrimavano perchè era forte e fiera, ma il piccolo vivo cuore, entro il petto di palpitante alabastro, mandava un guizzo d’amore.

Nadina inoltre era bella.

Ella era allieva dell’ultima classe magistrale.

E se la signora professoressa di disegno che aveva studiato estetica e anatomia, e se la signora professoressa di pedagogia che aveva studiato psicologia e fisiologia, e se la signora professoressa di ginnastica che aveva studiato anche lei qualche cosa in proposito si accordavano nell’affermare che Nadina era bella — anzi una