Pagina:Panzini - Trionfi di donna.djvu/106

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102 i trionfi di eva

bellezza — bisogna proprio credere che fosse tale veramente giacchè non è facile trovare tre donne d’accordo sul valore di un’altra donna.

Testa classica su di un collo ammirevole! Amore — il buon statuario — attendeva di dare luce e grazia a quel volto, fascino e risalto femineo a quella persona ancora di snello efebo.

Giacchè la pubertà, da poco fiorita, essendosi — come vento con vento contrario — abbattuta nel dolore, splendeva a pena nelle grandi pupille sotto la fronte sottile.

Tutto al più la signora professoressa di italiano correggeva il giudizio delle colleghe dicendo:

— Sì, ma una bellezza fredda! glaciale! insensibile! Non lo si vede dai compiti?

Ora bisogna sapere, a giustificazione di Nadina, che quella signora professoressa di italiano era un’ardente seguace della scuola estetica: tanto più ardente in quanto che era in ritardo; e i preziosi anelli, gli amuleti, le pietre, gli argenti che portava al collo, alla vita, alle dita; i preziosi aggettivi, le rare parole di cui costellava il suo dire; le supreme delicatezze, le audacie e i pudori non bastavano più a renderla estetica. Ella, poveretta, si sforzava a veder simboli, figurazioni, reconditi sensi e riposti colori in ogni cosa più semplice: un frutto era per lei un omaggio religioso della Terra: il tovagliolo della mensa si trasfigurava spesso in un Altare: bere