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134 i trionfi di eva


— Che cosa ho? Ma scusi, ma perchè si piglia ella giuoco di me?

— Io giuoco di lei? Si spieghi.

— Non ha ella detto: «così che lei non domanderebbe mai la mano di sposa ad una fanciulla amata?»

— Sì! e questa domanda è forse un’offesa?

— Non è un’offesa — affermò l’uomo — ma uno scherzo atroce.

— Perchè? Non crede degno ad una buona fanciulla di salire sino all’altare, la vorrebbe sposare alla zingara come dice nel suo libro?

L’uomo fu lì lì per iscappare una seconda volta. Ma Nadina lo fermò:

— Via, si spieghi!

— Io non ho autorità, io non ho autorità — diceva l’uomo miseramente crollando il capo — io finirò con l’impazzire sul serio: io non ho autorità presso nessuno, nè uomini nè donne: tutti si prendono giuoco di me: io potrei accumulare tutta la sapienza di Salomone e tutta la virtù di Socrate, e gli uomini si prenderebbero lo stesso giuoco di me. Lo scherno degli uomini lo sopporto ma quello di una donna bella no, mi pare lo scherno di Dio.

— Ma dice sul serio? — chiese Nadina aggrottando le grandi ciglia.

— Sul serissimo.

— Allora lei deve essere veramente ammalato.

— Ammalatissimo, signorina.