Pagina:Panzini - Trionfi di donna.djvu/141

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il trionfo di nadina 137

perchè umile è l’anima mia. Lei dice «io ho disposizione per la casa, io mi compiaccio delle faccende domestiche.» Sarà anche. Dio tolga che io dubiti della sua sincerità, ma è il fatto che ella non ha ancora la percezione esatta, precisa delle sue potenze muliebri. Imagina lei che è artista, Venere dea che prepara lo stufato in cucina, o concepisce Aspasia ed Elena che fanno il bucatino del bimbo? Non sente l’inverosimile?

Minerva non fa la calza, Cesare non fa il copista, e lei non può, non deve nè meno essere donna di casa, o se lo diventasse sarebbe un sacrificio così inumano da averne poi pentimento.

— Lei, caro signore — disse Nadina freddamente — è molto ammalato.

— Lo so anch’io, signorina, e ho piacere così morrò presto.

— Sì, ma lei non sa quale è la sua malattia. Glielo dirò io: Lei è ammalato di grave esaltazione mentale: lei combina le domande e le risposte tutte da per sè e in una volta e così può sostenere qualunque paradosso perchè è sempre lei che ha tutte le parti nella commedia. Per quel che riguarda la mia umile persona le dirò che nelle sue parole ci può essere qualcosa di vero. Io non sono nata per il matrimonio. Ho domandato così per dire.