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il trionfo di nadina 147


Oh, l’ossequio, la cerimonia, la politesse!

Un manto di ermellino intatto, ma quegli occhi grifagni e freddi dicevano pur sempre «Vostro prezzo?» E ciò la irrigidiva.

***


Questa vita vertiginosa durò tutto l’inverno.

Quando venne l’aprile Mrs. Evelyne trasportò le sue tende a Parigi.

Legata come era alla dama, vi conveniva condurre la vita che a lei piaceva e conoscere quello che ella gradiva di conoscere.

La mattina, in giro pei gran magazzini a provar vestiti e a fare acquisti: dopo colazione la solita passeggiata ai Campi Elisi o al Bosco di Boulogne o talora alle Corse o visite a famiglie della colonia americana: la sera al teatro e, di solito, alla Comédie Française.

Gran vita signorile insomma che colse Nadina in un periodo in cui l’anima sua era presso che annientata, la molla della volontà, infranta.

Mrs. Evelyne invece era nel suo centro, nel colmo della sua gaiezza; Nadina vinta da una melanconia senza nome.

— Cosa avete, amica mia? — domandava talora la dama — la vita di Parigi vi annoia? — e cercava di distrarla quanto più poteva.