Pagina:Panzini - Trionfi di donna.djvu/152

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148 i trionfi di eva


Un brivido, uno sconforto senza nome dominavano Nadina nel trovarsi al contatto di quella enorme fiumana elegante, mentre la carrozza s’incrociava, fendeva, vi s’aggirava per entro: dentro le fiamme di un alito caldo, che non era quello del sole!

Ed era sopratutto oggetto del suo stupore quell’immane accozzaglia di donne, splendenti di rara bellezza, adorne de’ più strani abbigliamenti; erano le deturpazioni provocanti del trucco, l’abbagliante scintillio di tanto oro e di tanto orpello sotto quel bel sole di maggio; era quella ridda infernale dei colori più strani, quegli atteggiamenti provocanti e decorosi nel tempo stesso che offendevano voluttuosamente la sua vista, sconvolgevano la sua mente, annichilivano il suo essere. E con gli occhi incantati guardava ma non vedeva.

Chi erano quelle donne? L’Idolo. Perchè cercare o scoprire chi fossero: la virtù o la colpa? il Bene o il Male? Era l’immane Idolo.

Cercava Nadina, con un ultimo sforzo, di frugare in fondo al suo animo per ritrovarvi qualcosa di buono, di santo, di antico. Nulla! Tutto era svanito, come un aroma prezioso di cui si è obliato di otturare il coperchio.

E l’obbligo di rispondere al cicaleccio della compagna! La gran dama e la gran mondana ottenevano da Mrs. Evelyne il medesimo tributo di oh! ammirativi.