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158 i trionfi di eva


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Nadina era abituata a far la mula del medico durante le lunghe attese ne’ gran magazzini di mode, e talvolta attendendo o rispondendo distrattamente alle domande di Mrs. Evelyne, che la consultava sulla scelta de’ colori e degli ornamenti degli abiti, scorreva quel suo piccolo Petrarca. Erano le melodiose dolci parole italiche come un richiamo, come un’evocazione che le risvegliava, per effetto dei suoni, il pensiero, l’anima, il colore e il paesaggio d’Italia. Oh, quale voce di inesausta trionfale passione si sprigionava dal riposato, mortificato e sacro verso d’amore di quell’antico e meraviglioso poeta!

Ma Nadina in quel luminoso mattino, mentre il sole faceva scintillare tutte le meraviglie lucenti e preziose, e gli specchi di una riposta saletta di prova, sedeva inerte ed attonita, senza più pensiero.

Venne la commessa che depose sul tavolo la gran veste, con il rispetto degli arredi sacri. Le sete, le trine, i merletti risuonarono nel posare come metalli preziosi.

Con la commessa si accompagnava una di quelle mute e statuarie creature che sono deno-