Pagina:Panzini - Trionfi di donna.djvu/186

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182 i trionfi di eva


Disse allora lo scamiciato: — Non sono, signor colonnello, le giacchette sporche quelle che fanno la ribellione; sono le giacchette pulite come quelle di questi signori. Se le giacchette pulite si scalmanano per domandare cento, come si fa? per forza noi dobbiamo domandare cento e uno. Non è così? A noi, come noi, basterebbe quello che ha detto lei prima, aver da mangiare, aver la giustizia in casa! Già che questo non c’è, noi si va dietro l’onda sicuri di non sbagliare mai.

— Vedete — esclamò trionfante il colonnello volto ai due gentiluomini — quale è il posto nostro! dobbiamo noi entrare in mezzo al popolo, vivere con lui! altro che reprimere, reprimere, null’altro che reprimere, null’altro che applicare gli articoli del codice!

E mentre quegli così dicea, al commendatore a cui le idee si confondevano più che mai, parve sentire un peso nella tasca sinistra: il codice. Vi mise la mano e, in quel punto, il colonnello senza far fermare nè arrestare il tram, balzò giù, piombò dritto, risuonò con la dragona, con la sciabola, con gli sproni come un corazziere della guardia napoleonica. Ma il verginia non pencolò!

— Addio, cari! — e il tram fuggiva fuor della barriera nello scintillante mattino.

Il negozio del barbiere — un gran negozio del ventino — che lì si apriva, prometteva alla vista la desiata garanzia dell’incognito.